venerdì 18 marzo 2016

Istruzioni per rendersi infelici

Nel piccolo pamphlet di Paul Watzlawick, Istruzioni per rendersi infelici, è racchiuso il cuore dell'approccio psicologico sistemico, da lui fondato: il vissuto si costruisce nella relazione tra individui ed è del tutto sterile il tentativo di comprenderlo in modo isolato ed autoreferenziale.

Da questa intuizione di fondo nasce un nuovo modo di affrontare il più grande enigma dell'uomo, la felicità.

Watzlawick raccoglie, nella sua psicologia, le grandi eredità del pensiero filosofico negativo, dalla gnoseologia negativa di Socrate (so di non sapere), alla teologia negativa di Cusano (so cosa Dio non è) sino alla pedagogia negativa di Rousseau (so quali esempi non devo dare), rinunciando a fornire improbabili istruzioni per la felicità, preferendo loro delle ironiche quanto sicure istruzioni per l'infelicità.

Le alunne della classe V B del Liceo delle Scienze Umane "S. Satta" di Nuoro (a.s. 2015/16) ci propongono, in pillole, queste paradossali istruzioni per rendersi infelici.


lunedì 7 marzo 2016

Alla ricerca della paura

Come non affrontare  un problema con lo scopo di renderlo eterno?
Per rispondere a questa domanda Watzawich fa l' esempio di un uomo che batte le mani ogni dieci secondi.
Una persona gli chiede come mai questo strano comportamento ed egli risponde dicendo che batte le mani per scacciare gli elefanti.
Quando l' uomo gli risponde che gli elefanti non ci sono l' altro risponde: "appunto!!"

La morale di questa storia è che rifiutare o scansare una situazione temuta o un problema , da un lato sembra la soluzione più logica, dall' altra, invece, si rivela un problema che continua a esserci.

Watzlawich si chiede: quanti sono i pericoli che si devono accettare?
Un minimo, per essere ragionevoli o nessuno?
Bisognerebbe avere paura di tutto?
Di usare la macchina per paura di causare un incidente, di non camminare per paura di essere investiti o di essere borseggiati o rapinati?
Dovremmo avere paura di stare  in casa o nel nostro letto perché potrebbe esserci un terremoto, una perdita di gas o un cortocircuito?
Queste persone sono da considerarsi assennate?
Credo che siano tutti modi che impediscono a una persona di vivere, in quanto avrebbe paura di affrontare la vita e quelli che sono i suoi aspetti negativi e positivi.



Le massime che conducono all'infelicità

La massima "prima di tutto sii fedele a te stesso" viene pronunciata nell'Amleto di Shakespeare dal ciambellano Polonio (il padre di Ofelia, la donna di cui era innamorato Amleto). 

Watzlawick prende come esempio proprio questo personaggio letterario per dimostrare il suo punto di vista, ovvero che questo splendido (all'apparenza) consiglio in realtà conduce all'infelicità, poiché il ciambellano, rimanendo fedele a se stesso, venne ucciso da Amleto mentre origliava da dietro una tenda ed ovviamente nell'esempio in questione la morte equivale all'infelicità.

 L'autore crede che la maggior parte delle massime solipsistiche, che ignorano le relazioni, elaborate dal buon senso e dall'etica, portino l'uomo che le segue sulla strada dell'infelicità, ma questa qui in esame in particolare, poiché coloro che la impostano come regola della loro vita finiscono per essere convinti del fatto che non ci sia nessun'altra visione del mondo giusta se non la propria.

Queste persone non accettano il mondo quale esso è, rifiutano a prescindere la realtà perché "sbagliata" in confronto alla loro visione (unica vera e giusta). 

Watzlawick distingue due gruppi di persone: i dilettanti e gli esperti.
I primi prima o poi finiscono con l'adeguarsi alla realtà così come è e sono definiti dilettanti perché non desiderano così fortemente l'infelicità; i secondi, invece, continueranno la loro battaglia contro tutto, opponendosi al destino e lo psicologo li definisce esperti poiché pare che essi aspirino più di ogni altra cosa all'essere infelici.

Come dice una massima dell'antica Roma citata dall'autore stesso, il fato li trascinerà via. 

Profezie che si realizzano da sè.

Il farsi profetizzare qualcosa è un modo per rendersi infelici poiché nel sentire profetizzare per esempio la nostra giornata, ci convinciamo che dovrà andare così e non altrimenti. Questa profezia ci rende infelici perché restiamo continuamente in attesa di vedere accadere ciò che c'è stato profetizzato e al termine della giornata ci rendiamo conto che le profezie si sono avverate, ma questo succede solo perché l'abbiamo voluto noi e abbiamo reso possibile che ciò accadesse. Il popolo Ebreo è un archetipo di questo meccanismo poiché essendogli negate le fonti di guadagno, perché ritenuti persone avide e pigre, dovranno diventare usurai o contrabbandieri per poter avere una fonte di sussistenza, anche quì interviene a questo punto la profezia che si autoavvera, ma questa loro infelicità è dovuta dal disprezzo della maggioranza verso loro, causata non perché sono gli Ebrei a crederci, ma un'altra porzione della società (la maggioranza rispetto agli stessi Ebrei)

Non voltarti!

"Nella Bibbia (Genesi) la moglie di Lot, nipote di Abramo, in fuga dalle città depravate di Sodoma e Gomorra che stanno per essere distrutte da Dio con una pioggia di zolfo e fuoco, contravviene all’ammonimento di non voltarsi indietro e viene trasformata in una statua di sale."

 Nonostante l’ammonimento dell’angelo alla moglie di Lot di non voltarsi indietro, la donna si volta e viene trasformata in una statua di sale.

Questa metafora ci spiega come nonostante avesse avuto la possibilità di salvarsi, la voglia di guardare al passato, cioè a ciò che ci lasciamo alle spalle nel momento di un cambiamento, di una novità, come può essere in questo caso la fuga, l’uomo ha la costante tendenza di guardare ciò che è perso, ciò che ormai non c’è più.

Nel caso della moglie di Lot, questo ha portato alla perdita della vita.

Eliminando la componente biblica, possiamo arrivare alla conclusione che l’uomo stesso va a procurarsi da solo la sua dose di infelicità, non guardando con ammirazione e gioia al futuro, a ciò che di bello ha davanti (come la salvezza), bensì a ciò che non tornerà più, a ciò di cui è stato privato, creando così quell’infelicità che non si sarebbe creata se avesse pensato a godersi il momento presente e realizzando un ambizioso pensiero sul futuro.

La Repubblica - Paura e incertezza del futuro, così nascono ansia e panico.

Se tu mi amassi veramente, mangeresti volentieri l'aglio


Significato semantico: se tu mi amassi veramente faresti di tutto per me.
Significato pragmatico: mangeresti l'aglio.

Ci sono due modelli di comunicazione, uno oggettivo e uno relazionale.
La moglie chiede al marito se gli piace la minestra, che ha preparato in maniera diversa, oggettivamente il marito riferendosi all'oggetto minestra può rispondere si se gli piace e no se non gli piace.
La dimensione relazionale della comunicazione che coinvolge i sentimenti delle persone, in questo caso è quando il marito potrebbe rispondere che ha un sapore interessante per non ferire la moglie.

Un altro esempio può essere quello dei "corn-flakes", moglie e marito tornano dal viaggio di nozze, la moglie fa trovare al marito come prima colazione i corn-flakes, al marito non piacciono, ma per non intristire la moglie, non dice niente. Solo che il suo non dire nulla porta la moglie a fargli mangiare corn-flakes per i restanti sedici anni.

Un altro ancora può essere quello della moglie che chiede al marito se ha "piacere" di accompagnarla all'aeroporto e ovviamente il marito non prova piacere in questa cosa, ma se dovesse rispondere sinceramente a questa domanda, si aprirebbe una discussione inutile che farebbe arrabbiare entrambi, rendendoli infelici.
il rapporto con l'infelicità deriva dal fatto che a una domanda di tipo relazionale si può rispondere in due modi, positivo o negativo, ma qualunque sia la risposta colui che ha fatto la domanda può sempre fare polemica o chiedere perché non s è risposto in un altro modo.

mercoledì 2 dicembre 2015

Don Lorenzo Milani, ''I care ''


''La differenza fra il figlio del padrone e quella del contadino è: che il  primo sa mille parole , il secondo trecento''

Vi proponiamo un percorso multimediale e una piccola monografia sul pensiero pedagogico di Don Lorenzo Milani.