Come non affrontare un problema con lo scopo di renderlo eterno?
Per rispondere a questa domanda Watzawich fa l' esempio di un uomo che batte le mani ogni dieci secondi.
Una persona gli chiede come mai questo strano comportamento ed egli risponde dicendo che batte le mani per scacciare gli elefanti.
Quando l' uomo gli risponde che gli elefanti non ci sono l' altro risponde: "appunto!!"
La morale di questa storia è che rifiutare o scansare una situazione temuta o un problema , da un lato sembra la soluzione più logica, dall' altra, invece, si rivela un problema che continua a esserci.
Watzlawich si chiede: quanti sono i pericoli che si devono accettare?
Un minimo, per essere ragionevoli o nessuno?
Bisognerebbe avere paura di tutto?
Di usare la macchina per paura di causare un incidente, di non camminare per paura di essere investiti o di essere borseggiati o rapinati?
Dovremmo avere paura di stare in casa o nel nostro letto perché potrebbe esserci un terremoto, una perdita di gas o un cortocircuito?
Queste persone sono da considerarsi assennate?
Credo che siano tutti modi che impediscono a una persona di vivere, in quanto avrebbe paura di affrontare la vita e quelli che sono i suoi aspetti negativi e positivi.
lunedì 7 marzo 2016
Le massime che conducono all'infelicità
La massima "prima di tutto sii fedele a te stesso" viene pronunciata nell'Amleto di Shakespeare dal ciambellano Polonio (il padre di Ofelia, la donna di cui era innamorato Amleto).
Watzlawick prende come esempio proprio questo personaggio letterario per dimostrare il suo punto di vista, ovvero che questo splendido (all'apparenza) consiglio in realtà conduce all'infelicità, poiché il ciambellano, rimanendo fedele a se stesso, venne ucciso da Amleto mentre origliava da dietro una tenda ed ovviamente nell'esempio in questione la morte equivale all'infelicità.
L'autore crede che la maggior parte delle massime solipsistiche, che ignorano le relazioni, elaborate dal buon senso e dall'etica, portino l'uomo che le segue sulla strada dell'infelicità, ma questa qui in esame in particolare, poiché coloro che la impostano come regola della loro vita finiscono per essere convinti del fatto che non ci sia nessun'altra visione del mondo giusta se non la propria.
Queste persone non accettano il mondo quale esso è, rifiutano a prescindere la realtà perché "sbagliata" in confronto alla loro visione (unica vera e giusta).
Queste persone non accettano il mondo quale esso è, rifiutano a prescindere la realtà perché "sbagliata" in confronto alla loro visione (unica vera e giusta).
Watzlawick distingue due gruppi di persone: i dilettanti e gli esperti.
I primi prima o poi finiscono con l'adeguarsi alla realtà così come è e sono definiti dilettanti perché non desiderano così fortemente l'infelicità; i secondi, invece, continueranno la loro battaglia contro tutto, opponendosi al destino e lo psicologo li definisce esperti poiché pare che essi aspirino più di ogni altra cosa all'essere infelici.
Come dice una massima dell'antica Roma citata dall'autore stesso, il fato li trascinerà via.
I primi prima o poi finiscono con l'adeguarsi alla realtà così come è e sono definiti dilettanti perché non desiderano così fortemente l'infelicità; i secondi, invece, continueranno la loro battaglia contro tutto, opponendosi al destino e lo psicologo li definisce esperti poiché pare che essi aspirino più di ogni altra cosa all'essere infelici.
Come dice una massima dell'antica Roma citata dall'autore stesso, il fato li trascinerà via.
Profezie che si realizzano da sè.
Il farsi profetizzare qualcosa è un modo per rendersi infelici poiché nel sentire profetizzare per esempio la nostra giornata, ci convinciamo che dovrà andare così e non altrimenti. Questa profezia ci rende infelici perché restiamo continuamente in attesa di vedere accadere ciò che c'è stato profetizzato e al termine della giornata ci rendiamo conto che le profezie si sono avverate, ma questo succede solo perché l'abbiamo voluto noi e abbiamo reso possibile che ciò accadesse. Il popolo Ebreo è un archetipo di questo meccanismo poiché essendogli negate le fonti di guadagno, perché ritenuti persone avide e pigre, dovranno diventare usurai o contrabbandieri per poter avere una fonte di sussistenza, anche quì interviene a questo punto la profezia che si autoavvera, ma questa loro infelicità è dovuta dal disprezzo della maggioranza verso loro, causata non perché sono gli Ebrei a crederci, ma un'altra porzione della società (la maggioranza rispetto agli stessi Ebrei)
Non voltarti!
"Nella Bibbia (Genesi) la moglie di Lot, nipote di Abramo, in fuga dalle città depravate di Sodoma e Gomorra che stanno per essere distrutte da Dio con una pioggia di zolfo e fuoco, contravviene all’ammonimento di non voltarsi indietro e viene trasformata in una statua di sale."Nonostante l’ammonimento dell’angelo alla moglie di Lot di non voltarsi indietro, la donna si volta e viene trasformata in una statua di sale.
Questa metafora ci spiega come nonostante avesse avuto la possibilità di salvarsi, la voglia di guardare al passato, cioè a ciò che ci lasciamo alle spalle nel momento di un cambiamento, di una novità, come può essere in questo caso la fuga, l’uomo ha la costante tendenza di guardare ciò che è perso, ciò che ormai non c’è più.
Nel caso della moglie di Lot, questo ha portato alla perdita della vita.
Eliminando la componente biblica, possiamo arrivare alla conclusione che l’uomo stesso va a procurarsi da solo la sua dose di infelicità, non guardando con ammirazione e gioia al futuro, a ciò che di bello ha davanti (come la salvezza), bensì a ciò che non tornerà più, a ciò di cui è stato privato, creando così quell’infelicità che non si sarebbe creata se avesse pensato a godersi il momento presente e realizzando un ambizioso pensiero sul futuro.
La Repubblica - Paura e incertezza del futuro, così nascono ansia e panico.
Se tu mi amassi veramente, mangeresti volentieri l'aglio
Significato semantico: se tu mi amassi veramente faresti di tutto per me.
Significato pragmatico: mangeresti l'aglio.
Ci sono due modelli di comunicazione, uno oggettivo e uno relazionale.
La moglie chiede al marito se gli piace la minestra, che ha preparato in maniera diversa, oggettivamente il marito riferendosi all'oggetto minestra può rispondere si se gli piace e no se non gli piace.
La dimensione relazionale della comunicazione che coinvolge i sentimenti delle persone, in questo caso è quando il marito potrebbe rispondere che ha un sapore interessante per non ferire la moglie.
Un altro esempio può essere quello dei "corn-flakes", moglie e marito tornano dal viaggio di nozze, la moglie fa trovare al marito come prima colazione i corn-flakes, al marito non piacciono, ma per non intristire la moglie, non dice niente. Solo che il suo non dire nulla porta la moglie a fargli mangiare corn-flakes per i restanti sedici anni.
Un altro ancora può essere quello della moglie che chiede al marito se ha "piacere" di accompagnarla all'aeroporto e ovviamente il marito non prova piacere in questa cosa, ma se dovesse rispondere sinceramente a questa domanda, si aprirebbe una discussione inutile che farebbe arrabbiare entrambi, rendendoli infelici.
il rapporto con l'infelicità deriva dal fatto che a una domanda di tipo relazionale si può rispondere in due modi, positivo o negativo, ma qualunque sia la risposta colui che ha fatto la domanda può sempre fare polemica o chiedere perché non s è risposto in un altro modo.
mercoledì 2 dicembre 2015
Don Lorenzo Milani, ''I care ''
''La differenza fra il figlio del padrone e quella del contadino è: che il primo sa mille parole , il secondo trecento''
Vi proponiamo un percorso multimediale e una piccola monografia sul pensiero pedagogico di Don Lorenzo Milani.
mercoledì 20 maggio 2015
Il Sè, con Te.
Gli eventi narrati si ambientano nello Stato del Vermont negli Stati Uniti, precisamente nell’ anno 1959.
Ci troviamo in un contesto storico in
subbuglio tra una mentalità tradizionalista e autoritaria e un’altra
più ‘libertina’ ed emancipata che va fuori dagli schemi
comportamentali tipici della tradizione.
Il professor John Keating insegna in un
collegio rigido e tradizionalista, basato su regole ferree che non
permette ‘scappatelle’.
All’ interno di questo collegio, i
ragazzi studiano con totale dedizione senza via d’uscita, senza
poter distrarsi o praticare le attività a loro care. Questo avviene
perché la mentalità rigida e severa non permetteva pecche, schemi
morbidi e confidenziali come quelli del Prof. Keating. Di ciò i
ragazzi ne risentono e nella figura umana del Prof. Keating ritrovano
la voglia di vivere, di staccare da quel mondo che non gli dà spazi.
Ne è l’esempio Neil Perry, un giovane studente con la passione per
il teatro che pur di non andare contro al padre, che pretende da lui
una totale dedizione allo studio, rinuncia al suo sogno di diventare
attore e si suicida.
Il contesto chiuso, basato su un
autorità quasi arcaica, ci fa comprendere a pieno il bisogno di
evasione, la ricerca di libertà di cui avevano bisogno, e che
ritrovano nel Prof. Keating poiché egli spinge questi giovani delusi
ed amareggiati ad andare oltre il limite, a pensare con la propria
testa.
Lo sviluppo del sé, sé inteso come
rapporto con gli altri, ‘Io con gli altri’, è uno degli elementi
chiave all’interno della narrazione. Non si parla di una ricerca
unilaterale, singola e personale, bensì di una ricerca di sé
stessi negli altri, nella società, per avere un riscontro,
un’approvazione o alle volte un rifiuto da parte della cerchia di
persone a noi legate. L’uomo abbandona così il suo egoismo e
narcisismo.
La realizzazione del sé è guidata da
incontri-scontri tra l’apparire e l’essere, tra quello che tu sei
o che vorresti essere e quello che vorrebbero tu fossi. Si crea così
una sorta di battaglia interiore per capire quale parte di noi stessi
bisogna far emergere, quale verrebbe accettata e quale no. Si tratta
infatti della crisi d’identità adolescenziale tipica della nostra
epoca.
L’andare contro corrente è un altro
aspetto molto rilevante che si può trovare all’interno del film:
l’andare contro, al contrario rispetto alla normalità è una
caratteristica comune a tutti gli adolescenti, alla base della
crescita e dello sviluppo. Questo crea un conflitto; si tratta
principalmente di un conflitto interiore basato su dei cambiamenti
fisici dell’organismo, che avvengono nel periodo conosciuto come
‘pubertà’, ma anche cambiamenti di sviluppo cognitivo.
Questi
cambiamenti creano confusione nella vita del ragazzo che deve
‘verificare sé stesso’, iniziare a prendere in mano il suo
corpo, adeguarsi a come il suo corpo cambia e iniziare a farlo suo.
L’adolescente cerca di evadere, per poter pensare e capire,
cercando di costruirsi una sua indipendenza al dì fuori della
famiglia e trovare un equilibrio tra sé e la società, spesso
adottando comportamenti quasi provocatori nei confronti di coloro che
vorrebbero tenere sotto controllo la situazione, i genitori.
Anche il conflitto con gli insegnanti
ha le stesse caratteristiche del conflitto genitoriale perché alla
base c’è sempre la spinta dell’adolescente a ‘ribellarsi’
all’autorità, uscendo fuori dagli schemi.
Il conflitto è una fase necessaria
nello sviluppo psico-fisico dell’uomo poiché porta a farsi una
propria visone della realtà, una proprio opinione, a rendersi
autonomo e a mettersi in gioco.
Il ruolo del gruppo all’interno della
vita e dello sviluppo dell’uomo è importantissimo perché
l’individuo è un insieme di relazioni, è un essere referenziale
che cerca il proprio riconoscimento negli altri per ricevere conferme
rispetto alla sua idea di sé.
Con il gruppo, essendo formato quasi
sempre da coetanei, ci si confronta, si discute, facendo emergere la
propria opinione ed imparando ad ascoltare un’opinione diversa
dalla propria. Viene a crearsi così una ‘seconda famiglia’, una
complicità che porta a una relazione sociale alla base dello
sviluppo.
La scuola inoltre, è l’istituzione
principale per la formazione dell’individuo che, oltre al ruolo
d’insegnante come ‘strumento razionalistico’, deve creare nei
giovani un senso critico, deve insegnargli a sviluppare un pensiero
autonomo.
Alla base dello sviluppo dell’individuo
sono stati individuati tre diverse tipologie relazionali:
autoritario, autorevole e permissivo.
Il Prof. Keating viene localizzato
nella tipologia permissiva ma in realtà non è proprio così: lui
permette determinate libertà ma anche delle restrizioni e pone delle
regole.
Il metodo relazionale di Keating è
tendenzialmente autorevole perché lui vuole creare nei ragazzi una
naturale autonomia, non vuole conformarli in base alle regole e alla
tradizione. Essi dà valore alle emozioni, all’individuo come
essere singolare, originale. Non è uno tra tanti. Inoltre il Prof.
Keating cerca di liberare la personalità più interna, di scatenare
il loro potenziale creativo.
In contrasto con lui c’è il Prof.
Pritchard e il preside del collegio che sono convinti
dell’infallibilità del metodo autoritario, conformista e rigido,
che molto spesso arriva ad infliggere ai ragazzi delle punizioni
corporali.
Il rapporto tra le tre diverse
tipologie relazionali è visto come se fossero tre aspetti
completamente estranei tra loro, senza nessun punto di contatto ma in
realtà serve un pizzico di ognuna dei tre aspetti, bisogna dosare la
quantità degli vari ingredienti e creare un equilibrio.
FORME: LIBERTà E NECESSITA.
La libertà prende vita nella sua
massima potenza con l’affermazione ‘Carpe Diem’, cogli
l’attimo.
Carpe Diem non è
da intendere come uno svincolarsi alle responsabilità, dai progetti
o dalle ambizioni ma come vivere ogni giorno come fosse l’ultimo,
con passione, facendo scelte consapevoli ma pur sempre scelte. L’uomo
è tale solo se ha la facoltà di scegliere, se ha la libertà di
scelta. La libertà molto spesso entra in contrasto con il contesto
sociale, con i codici culturali, religiosi o politici, che diventano
quasi una necessità. La necessità di adeguarsi al proprio
background sociale si scontra con la libertà di scegliere senza
vincoli e senza restrizioni. Neil Perry è il testimone di questo
scontro tra necessità e libertà: Neil si suicida perché trova
impossibile far coincidere la sua passione per il teatro con il
volere del padre e della sua famiglia. Si suicida perché non sarebbe
riuscito più a sorreggere quella vita non libera, non autonoma, non
scelta ma imposta. La necessità diventa una forma da cui non ci si
può staccare facilmente, così la libertà, intesa come la
possibilità di scegliere, viene negata.
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